Giappone

Diario di viaggio

 

 

Ero da sempre stato attratto dal Giappone. La loro cultura, la loro storia, il mito del Samurai. Nella città di Kyoto è possibile ancora oggi, osservandola minuziosamente, immaginare quello che un tempo era la capitale del Giappone. Eravamo curiosi anche di toccare con mano quello che sentivamo dire di questo paese, soprattutto per quanto riguarda la città di Tokyo. Sembravano a volte le classiche leggende metropolitane: “Tecnologia all’avanguardia, metropolitane supertecnologiche, migliaia di persone sempre in strada, gente che non dorme mai”. Bè… Tokyo è ancora di più!

 

 

PREMESSA

 

  E’ un freddo febbraio 2003 a Roma e la mia biondissima fidanzata Sara, cerca tutti i giorni di convincermi ad andare in settimana bianca. Ci siamo conosciuti da sei mesi, io sono un incallito viaggiatore amante dell’oriente, lei è una grande amante dello sci e della settimana bianca. Mi dice continuamente: “Simone, so che non ti piace la neve ma ti prego provaci una volta… Vedrai ti piacerà! Anche se sei alto 2 metri sei molto agile, ed imparerai subito a sciare; e poi per la disponibilità economica che abbiamo in questo momento è l’idea migliore!” Io dentro di me penso: “Non ci verrò mai…! Che fuga è?.... E cosa faccio lì se non so sciare? …discendo per una settimana con una busta di plastica? Nooooo!!!!! Meglio una buona fuga da qualche parte del mondo!”

  Dall’altra parte della città il mio fratello minore Matteo e la sua fidanzata Micaela sono alla disperata ricerca di una vacanza di qualche giorno per spezzare il tram-tram quotidiano. Stanno anche loro pensando ad una settimana bianca. L’indomani Micaela tramite un suo amico viene a sapere che la Japanaise Airlain ha un’offerta per il volo Roma-Tokyo. Lo dice a Matteo che fa: “Ottimo!”. L’indomani il mio fratellino mi chiama e mi mette al corrente dell’occasione. Si va! Al 100 per cento e penso: “Con questo suo primo viaggio intercontinentale, la mia Sara dimenticherà la neve per sempre e vorrà solamente viaggiare!”.

 

  Ci imbarchiamo tutti e quattro da Roma-Fiumicino alle 21 circa dell’8 febbraio 2003 destinazione Tokyo (Giappone). Arrivati a Tokyo il 9 febbraio siamo partiti direttamente con un volo interno destinazione Kyoto.

 

 

KYOTO

 

 

  Ci siamo fermati a Kyoto per 3 notti. Abbiamo visitato i suoi meravigliosi giardini, soprattutto quelli all’esterno del grande Nijo Castle. Tutti erano così perfetti, ordinati e ben curati. Essendo in un periodo invernale però non avevamo potuto vederli nel suo massimo splendore e colore, ma lo  potevamo senz’altro immaginare. Camminando senza scarpe all’interno del Nijo Castle potevamo ascoltare il rumore del suono dei nostri passi sul pavimento in legno, simile al cinguettio degli uccelli. Tutto dentro dava un senso di pace e quiete, quello che forse gli antichi samurai cercavano per trovare la loro concentrazione in qualsiasi cosa facessero. Grandi e piccole stanze divise quasi tutte con le loro tipiche porte a soffietto in legno e tela, con numerose maschere di cera vestite con gli abiti di una volta. Hai la sensazione di non voler più uscire. Molto bello.

  Lasciato il Nijo Castle ci siamo diretti con il taxi (tutti erano muniti di un navigatore satellitare mostruoso, che 3 anni fa per noi occidentali era una novità assoluta) al Kiyomizu temple. Quest’ultima è molto vasto e si trova in vetta ad una collina dove è possibile scorgere un bellissimo panorama. E’ stato girato anche un film proprio sulla balconata: “Wasabi” con Jean Renò. Affascinante. Finita la visita al Kiyomizu Temple ci siamo diretti in albero per un buon e meritato riposo.

  L’indomani abbiamo girato nei paesini confinanti e ci sembrava di rivivere quei tipici paesaggi dei cartoni animati giapponesi che ci hanno accompagnato per tutta l’infanzia. Le sua viuzze colorate, i suoi mercatini affollati. Giunta l’ora della cena ci siamo fermati in un tipico ristorante un po’ fuori il centro della città, ed è stato veramente difficile comprendere il menù visto che era tutto scritto solamente in lingua giapponese. Ci siamo allora fatti consigliare dal ragazzo che ci serviva, ed abbiamo assaggiato tutto quello che potevamo mangiare. Nel centro della città invece è stato molto più facile ordinare il pasto perché fuori da ogni singolo ristorante c’erano dei piatti perfettamente riprodotti in plastica, che spiegavano che tipo di piatto era. Ricordiamo bene che, quando la fame si faceva sentire,  ci veniva voglia di mangiarne un po’, talmente erano somiglianti al cibo reale.

  La vita notturna di Kyoto non si può definire straordinaria, anche se le luci ed i suoni al centro città non mancano di certo. E’ stato più bello però, addentrarci nelle viuzze più esterne al centro città, per osservare di più le particolarità, quali, colori, suoni e profumi. Incantevole.

    

 

NARA

 

 

  Il 4° giorno abbiamo preso il treno direzione Nara. Abbiamo alloggiato qui una notte. Lo stesso giorno d’arrivo abbiamo fatto un giro perlustrativo del Paese. La via del centro somiglia a molte località nostrane, e il mercato è carino, caratteristico, ma niente di più. L’indomani ci siamo svegliati di buon ora per visitare, per l’intera giornata il grande parco di Nara. Una passeggiata lunghissima, un giorno intero. Si potevano ammirare ruscelli, centinaia di cervi di piccole e grandi dimensioni che scorazzavano tranquillamente nel parto, piccoli templi, ma soprattutto il maestoso Todaji Tample. Usciti dal parco ci siamo incamminati per un tragitto discretamente lungo, verso il bellissimo Kasuga Temple. La gente era pochissima all’interno del Tempio e l’abbiamo potuto visitare con molta tranquillità mentre scendeva il tramonto.

  Giunta la sera ci siamo diretti di nuovo a Kyoto, poiché l’indomani saremmo dovuto partire per la grande Tokyo.

 

 

TOKYO 

 

 

Il sesto giorno ci siamo diretti verso Tokyo con lo Shinkansen (Il treno superveloce) Kyoto-Tokyo in 2,45 ore. Questa specie di missile non ci dava l’impressione di correre così veloce quando ci godevamo il panorama, ma appena si immetteva in una galleria, era come se qualcuno spegnesse la luce del giorno, talmente veloce era l’inserimento nel tunnel. Ci siamo fermati alla grande metropoli per altre 4 notti.

  Arrivati a Tokyo abbiamo impiegato qualche ora per studiare la città ed abituarci alla grandezza e alla vita frenetica che la contraddistingue. La stessa sera del nostro arrivo ci siamo diretti, per l’incessante richiesta di Matteo, verso il grattacelo più grande di Tokyo che offre una vista panoramica al 70° piano. Si notavano dall’alto, milioni di luci accese di tutte le dimensioni, scorgevano i tre principali quartieri adibiti alla vita notturna.

  L’indomani, ci siamo diretti nella zona di Akihabara che la guida indicava come il quartiere principe dell’elettronica. Pauroso! Un’infinità di mercati e negozi che vendevano di tutto e di più! Akihabara è il quartiere principe anche per quanto riguarda i famosi fumetti manga. Una via intera di giornali e giornaletti. Tutto sembra a livelli esagerati. Ma d’altronde pensiamo, i giapponesi vanno matti per queste cose, ed è una cosa normale per loro. Proseguendo la passeggiata notavamo, fuori alcuni locali, gruppi di persone vestiti elegantemente in giacca e cravatta intorno a delle lussuose macchine nere. Ci hanno spiegato che quella è la famosa Yakuza (spero sia scritto correttamente), una specie di organizzazione adibita al controllo della città di Tokyo per quanto riguarda la vita notturna e i locali da gioco. Ci sembra meglio non averne a che fare. Il tempo è praticamente volato e ci troviamo a dover cercare un ristorantino tipico per mangiare. Entriamo e notiamo che ci sono tantissimi giapponesi soprattutto uomini che mangiano tranquillamente da soli guardando fisso il piatto, e distrarsi solo nella lettura, anche a volte velocissima dei famosi fumetti manga. Capiamo, forse, che non tutti i giapponesi hanno la cultura della cena insieme, come magari è uso comune qui da noi. Il pasto è stato discreto, anche se quasi la totalità delle cose è fritta. Mentre torniamo in hotel mi ricordo di prendere qualcosa per mangiare appena mi sarei alzato la mattina seguente, e qui lungo la strada, è pienissimo di macchinette a gettoni tenute divinamente dove è possibile trovare di tutto, dal latte ai dolci ecc… Soddisfatti ce ne andiamo a nanna.

   Il giorno seguente proseguiamo il nostro giro andando nel quartiere dove si trova il palazzo Imperiale. E’ situato al centro di una enorme piazza ed ha un ruscello che lo avvolge girandogli intorno.  All’interno è possibile visitarlo con una guida che parla inglese. Tutto è tenuto alla perfezione compresi i grandi giardini pieni di bonsai di tutte le dimensioni.

   Il giro continua con una tappa alla Tokyo Tower, una Torre di color rosso, in stile Torre Eiffel anche se non così alta. Saliamo con l’ascensore per goderci il panorama dall’alto. C’è anche un punto dove il pavimento è trasparente ed è possibile rendersi conto dell’altezza.

   Proseguendo in metropolitana all’ora di punta notiamo tantissimi particolari. Innanzitutto le sue linee; ne ricordo all’incirca 14 nel solo centro. La precisione è matematica. Degli orologi sulle banchine ne contano alla rovescia i secondi che mancano al treno successivo; la pulizia è quasi maniacale; ricordiamo il personale delle pulizie che, con un panno bianco, puliva continuamente gli scorrimano delle scale di discesa alla metro. Ad ogni vagone c’è un addetto allo scorrimento delle persone in entrata ed in uscita, munito di guanti bianchi, per spingere garbatamente le persone dentro al vagone, se quest’ultimo non riesca a chiudere bene le porte. Ad ogni diverso colore della linea metropolitana, i sedili dei vagoni hanno lo stesso colore, ed alcune linee, hanno addirittura sedili riscaldati. Notiamo che non appena i giapponesi si siedono, cominciano a rilassarsi così tanto che, appoggiandosi a volte uno sulla spalla dell’altro, cominciano a schiacciare un bel pisolino. E’ difficile vederne uno seduto che rimane ad occhi aperti. E’ buffo vedere come gli stessi, non facciano caso a questo genere di cose, lasciando riposare in pace, magari sulla loro stessa spalla, il vicino di posto.

  Arriviamo al famoso quartiere della vita notturna di Sinijuku. Rimaniamo per un istante ipnotizzati dal trambusto e dalle luci. Migliaia di persone affollano la piazza principale. Un mega-schermo proietta infinitamente pubblicità e video musicali. Sembra di essere in un mondo futuristico. Tutto è esagerato! Giriamo non sapendo bene cosa guardare prima, così velocemente da non poter perdere nessun tipo di luce o particolare. Il traffico è intensissimo ma ordinatissimo. La gente si raggruppa in centinaia agli incroci attendendo il turno del verde per attraversare, mentre le macchine camminano tranquillamente a 20 centimetri dal loro corpo. Quando il semaforo segna il verde, sono centinaia le persone che attraversano e coprono tutta la visuale della strada, in tutte le direzioni possibili in pochi secondi. E’ tardissimo quando decidiamo di andare a dormire, ma per la gente che c’è ancora in strada, l’orologio del tempo sembra essersi fermato. Raggiunto il letto ci metterò un po’ ad addormentarmi, perché continuavo a rivedere ad occhi chiusi tutti quegli incredibili giochi di luci e persone.

  L’indomani è la volta del quartiere di Ginza; quartiere questo, adibito a tutto quello che concerne la moda d’abbigliamento e lo shopping. Ginza è anche il top dello snob di Tokyo. La ricchezza che si nota a volte è sfrenata! Quì sorge il Sony-Building. Un grattacelo che concerne tutto quello che è l’elettronica firmata Sony. Megagalattico!

  Proseguiamo la visita verso il carinissimo mercato su Asakusa, adornato tutto in stile giapponese. Qui abbiamo acquistato parecchi souvenir. Io e Sara ci siamo presi due splendidi kimoni. Matteo e Micaela invece, hanno acquistato le ciabatte di legno con i tacchi e le suole rialzati stile Sampei (il famoso cartone animato giapponese).

  Una tappa obbligata è stato al quartiere vicino il mercato, dove avremmo voluto acquistare almeno una famosa portata in plastica che tanto ci aveva colpito fuori dai ristoranti. La sorpresa è stato il prezzo però. Tanto era bella, quanto costosa. Mi sono accontentato di una carinissima e piccola porzione di sushi. 50 euro.

  L’indomani il nostro viaggio giungerà al termine. Siamo ripartiti per il ritorno a casa il 18 febbraio 2003 alle 22,30. E’ stato un viaggio stupendo che porteremo dentro di noi. Matteo da quel giorno ha divorato interi libri sulla storia dei samurai. Micaela ha voluto arredare una parte della casa in stile giapponese, ed infine la mia Sara mi dice: “Ho scoperto l’amore per il viaggio!” “promettimi che lo faremo appena potremmo!”... Missione compiuta… Addio per sempre settimana bianca.

 

Simone Paccoj

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